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  Annali della città di Portogruaro  

Introduzione
Annali della città di Portogruaro dall'anno dell'era cristiana 1140 di sua fondazione sino alla sua dedizione alla Repubblica Veneta nell'anno 1420.

Prima di scrivere gli Annali del Municipio di Portogruaro giova, colla scorta di un pregevole libro del chiarissimo Sig. Defendente Sacchi sulle antichità romantiche d'Italia, e con quella di altri storici il dare, con rapidissimi cenni, alcune considerazioni intorno alle cause che furono favorevoli all'origine de' Municipj italiani del medio evo; indicando, in pari tempo, di volo quelle che influirono a costituire la podestà temporale dei Vescovi e segnatamente de' Patriarchi d'Aquileja.
Già negli ultimi tempi dell'impero d'occidente i Vescovi avevano delle facoltà loro accordate dalle leggi; le quali facoltà furono certamente base della potenza loro in que' tempi e ne' tempi che vennero dopo sino a Carlo Magno.
I Conti istituiti dallo stesso Carlo Magno ad amministrare alcuni Stati d'Italia, coll'andare del tempo, e specialmente sotto l'impero degli Ottoni, che allargarono il loro potere, ne abusarono in modo che i popoli, le cui querele non giungevano al trono, fecero, all'occasione, alcune sommosse che giunte a notizia dei lontani monarchi, gl' indussero a moltiplicare i Conti, e porne uno per ogni città associandovi qualche altro personaggio, come per esempio i Vescovi od alcuni Signori italiani siccome più accetti alla moltitudine. Quindi sorsero le investiture nel temporale dominio fatte da Ottone Il. nel 980 al Patriarca Rodoaldo, e poi quella di Ottone III al nostro Vescovo Bennone nell'anno 996 e le altre posteriori e pi rilevanti massime quelle del rinomato Patriarca Popone, che dall'Imperatore Corrado II riportò l'investitura del Ducato del Friuli; e dell'Istria, con facoltà di batter moneta.
I nuovi Conti e Duchi sentirono come convenisse rendere forte la moltitudine per fare possenti sè stessi contro gli Angusti, e così le città si resero forti.
I feudatarj d'altra parte erano oppressori de' lor servi e recalcitranti agli ordini imperiali. Ottone il grande, che sentiva le discordie e le ribellioni, le sommosse e le querele de' feudatarj, de' Conti e del popolo, innalzò le città alla condizione de' gentiluomini e feudatarj, concedendo loro propij giudici e alcuni privilegj: soltanto restava al Re il diritto di tenere, appello, al quale restrinse le prerogative de' Conti di palazzo, quello di richieder armi, e levare tributi. Per tal maniera le città fatta ne' loro Vescovi e magistrati la autorità feudale, si fecero altrettanti individui ch'esiste vano da sé, e solamente riconoscevano, l'alto dell'impero.
Pel nuovo diritto di feudalismo ebbero le città il diritto di franchigia, pel quale chi pigliava in esse rifugio e vi stava un anno od alcun tempo, senza che niuno il ripetesse, veniva fatto libero e membro della comunità
Le città assunsero pure il diritto di tenere armi proprie, col dovere di prestarle all'Imperatore, ove ne richiedesse.
Finché visse Ottone I, la grandezza delle sue azioni e la gratitudine per tanti privilegj, con cui gli ristorati, teneano fortemente in rispetto gli animi di questi popoli: ma dopo la sua, morte, discaduta la sua corona ne' suoi successori, sdegnarono quelli, di prestar vassallaggio: e fra i dissidj del Sacerdozio coll'Impero, al tempo degli Enrichi, si facévano vie più forti le città, già ordinate a Comuni e creati magistrati propri.
Si consideri inoltre che il non aver potuto Corrado III, su degli Enrici di sangue Ghibellino, occuparsi delle cose d'Italia, perché dedito a perseguitare l'emolo suo Arrhigo della famiglia de' Guelfi, e i essersi egli poscia consecrato alla 'nuova crociata predicata da S. Bernardo in Francia, giovò al risorgimento di alcune città e municipj, fra i quali sorse allora quello di Portogruaro; mentre pur questo Vescovo, in absenza degl' Imperatori, racquistava potere, e quindi protesse la erezione della nostra città.
Premesse queste succinte riflessioni storiche, valevoli a sparger lume sopra le cause che influirono a promuovere la edificazione della Città di Portogruaro, imprendo a narrare come nel giorno dieci Gennajo dell'anno 1140 Gervino Vescovo di Concordia, con pubblica scrittura celebrata nell'atrio della chiesa di S. Maria di Gruaro, concesse a Giovanni Venerio ed Arpone, e Bertaldo e Birigojo ed Enrico Mosca e Giovanni Salinzone il territorio posto nel luogo, che dicevasi al ponte di Covra (1) col bosco i pascoli e le sue coerenze: confinava a quello, in secondo luogo, da una parte il fiume Lemene, dall'altra la contigua fossa, con selva e pascoli terminanti sino al ponte della Gradizara e di poi sino a Villanova. I detti negozianti e contraenti, e gli altri astanti assunsero di far ivi un porto e fabbricarvi case ed alberghi, obbligandosi per essi ed eredi loro di corrispondere per censo e fitto, a titolo di livello, sino ad anni ventinove completi, allo stesso Gervino od al suo procuratore ed a' di lui successori, alla Messa di S. Martino, per ogni anno e per ogni massaro e negoziante in detto porto abitante, un Verdone (2) d'argento e repletim gli uomini ivi abitanti dovevano pagare quattro marcuzj di denari veneti, e terminati 29 anni esso e li suoi successori doveano rinnovare altro istrumento pel fitto e censo da darsi.
Da quel documento si comprende, che questa Comunità acquistò la ragione, che anco dappoi conservò sopra questa terra e suo territorio.
In alcuni manoscritti antichi, esistenti presso queste famiglie leggesi che lo stesso Gervino nell'anno 1142 ha restaurata, riedificata ed ampliata questa terra con fabbriche e circondano di mura e fosse: lo che pure, sotto l'anno 1112, è narrato erroneamente da Gianfrancesco Palladio.
Opiniamo che circa quel tempo sia stata eretta la antica chiesa di S. Andrea, la quale, da quanto mi dicono alcune persone, che la videro prima di sua demolizione, era di forma gotica, ed appariva di quell'epoca. Essa fu fabbricata, giusta il costume di quei tempi, coll'abside all'Est, la facciata all'Ovest e le due navate laterali, una al Sud, l'altra al Nord, poiché i fedeli pregando dovevano esser volti all'oriente.
D'onde sia derivato a questo luogo il nome di Portogruaro, noi si sa di certo: soltanto alcuni storici congetturarono, ch'esso sia stato imposto a questa città per le molte gru, che solevano pascere nelle vicine paludi o lungo le rive del di lei fiume.
Se fosse attendibile la menzognera storia della guerra d'Attila stampata in Venezia nel 1569, nell'antica Concordia avrebbe esistito una porta denominata della Gru: e quindi si potrebbe dire, non senza ragione, che da questa fosse derivato il nome di Gruaro al nostro Porto ed alla nostra città. Ma poiché quella storia è un tessuto falso e romantico; così a noi piace trar quella etimologia dall'enunciata villa di Gruaro, così chiamata, per quanto c'insegna la tradizione, da un bosco detto delle gru, ch'esisteva in quelle vicinanze. Il paese di Gruaro sin d'allora aveva forse il castello, altrove accennato, e sarà stato più considerevole di quello che sia presentemente la villa di tal nome; come sarà stata più ragguardevole di adesso la villa di Portovecchio, che appunto allora probabilmente serviva di porto e ricetto alle barche. Ora noi opiniamo che da quel castello e dal vicino di lui porto sì avrà formato il solo nome di Portogruaro e lo si avrà imposto al nuovo paese, fors'anco, perché questo fu edificato da alcuni abitanti doviziosi di Gruaro e Portovecchio, i quali considerarono più opportuno alla navigazione e commercio il sito ove edificarono il novello Portogruaro.
I Portolani adunque, all'ombra dell'ottenuto privilegio, scelsero il luogo più elevato dell'assegnato territorio, posto al di sopra della confluenza del fiume Reghena col Lemene, nella direzione di questo dal Nord al Sud, e cominciarono a fabbricarvi alcune case.
All'oriente del luogo prescelto vi saranno stati molti rovi, per estirpare i quali si adoperano alcuni istrumenti detti volgarmente ronche; perciò dal roncare sarà derivato il nome di ronchi a' terreni molto bassi, ivi posti che portano tuttora un tal nome. All'occidente vi erano cune paludi, dal che derivò l'epiteto di Madonna del paludo al sacello portante l'immagine della Beata Vergine, posto fuori della quasi affatto demolita torre occidentale della città: abbenchè coll'andare dei secoli le mentovate paludi furono, a forza di spese in argini e d'industria, bonificate e ridotte, la maggior parte, in fertili praterie: laonde l'aria della città divenne migliore, anco per tale causa.
La scelta della posizione molto elevata dell'area, su cui fu eretto Portogruaro, assicurò i fabbricati dalle innondazioni, che, a memoria d'uomini, giammai copersero le contrade della città, vantaggio non proprio di tutte.
La direzione pur delle due contrade e dei quattro borghi, che segue quella del placido fiume, giova a far sì che le case sieno contigue a quello, da alcuni rami del quale è circondata in più giri la città; essendo esse irradiate egualmente dal sole e ventilate, e meno soggette a' guasti e danni degl' imperversanti venti boreali ed australi. Làonde la pianta regolare e bellissima di questa città, divisa. e circondata dal fiume, apportatore di pura e buona acqua, fu lodata da' più dotti geografi.
In quanto alla forma primitiva di governo della città, mi sembra di poter a buon dritto affermare, colla guida dell'egregio storico Campiglio, e coll'appoggio di qualche documento, che i Rettori di lei sieno stati due Consoli, i quali, al dire di lui, ebbero a quei tempi, presso a poco, l'autorità che avuto aveano prima i Conti, cioè giudicavano e capitanavano: se non che erano annui, per impedire l'abuso del loro potere: essi assumevano, per lo più, uomini probi e sapienti come consiglieri, necessarj in un'epoca, come osserva il Cantù, ove la legge scritta era poca, e molto riferivasi alla tradizione. L'amministrazione municipale era pure affidata ai Consoli. Laonde questa, mantenuta vi va anco dall'Esarcato, come opina il Co: Federico Sclopis, non mai cessò interamente in Italia.
E molto ragionevole il credere eziandìo, che sino dall'erezione di questa città, abbiano avuto cominciamento la navigazione ed il commercio, e la sua corrispondenza con Venezia, coi Friuli e colla Germania.
Anno i 1183 giova qui rammentare col sullodato storico Sig. Sacchi, che la pace di Costanza pose l'ultima base alla libertà de' Municipj italiani, in questa rinunciava l'Imperatore Federico Barbarossa alle regalìe, per cui venivano i municipj in diritto di eleggersi i magistrati, formare le leggi imporre tributi, afforzare le città e ordìnarne anco delle nuove, fare la pace e la guerra.

(1) Questo Comune faceva annua corrisponsione di venete lire 2400 al Podestà ed alla Cassa dell'Eccelso Consiglio di X di annue lire 1744,6 al caratto di gravezze de mandato dominii sopra le proprie rendite. In tempo di guerra essa aveva l'obbligo di fanti dodici.
La rata generale del sussidio, colla diminuzione di ducati 400, pubblicata nell' anno 1570 nel Friuli, fu in ragione di ducati 5100. Nella camera fiscale d'Udine per conto del sussidio ordinario in don. nel mese di Novembre, questa Comunità pagava lire 300: 11.

(2) Questo Municipio era solito percepire i dazj ed introiti anco sotto il regime della chiesa Aquilejese, i quali introiti, in tempo li pace, ascendevano alla somma di due mila lire di soldi. Pravil ac jura etc. fol. 5. I dazj erano del pane, della beccheria, detto del bagatin, del vino a spina, il dazietto dell'aggiunta quelli della bastazarìa fontico e pontasego. Le rendite consistevano nell'affitto della Cancelleria e dei' terreni e ne' livelli.

Pagina 1: Introduzione
Pagina 2: XIII° Secolo
Pagina 3: XIV° Secolo
Pagina 4: XV° Secolo
Pagina 5: XVI° Secolo
Pagina 6: XVII° Secolo
Pagina 7: XVIII° Secolo
Pagina 8: Appendice

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