Nell’ambito di «I Mus in Fiesta», la manifestazione che si è svolta a settembre a Teglio Veneto, è stata inaugurata la mostra fotografica dedicata ai 25 anni di attività del Fogolâr Furlan “A. Panciera”, curata dal presidente onorario Lauro Nicodemo.
Un percorso espositivo che, attraverso fotografie e testimonianze, invita a riscoprire la storia rurale del territorio, i suoi luoghi, le sue tradizioni e una parte importante della memoria delle comunità locali.
Ad aprire la mostra è l’immagine di una casa rurale appartenuta al complesso di Villa Reis, documentata nella fototeca della Fondazione Giorgio Cini di Venezia tra le ville venete. Un luogo particolarmente significativo anche per i suoi legami con Ippolito Nievo: nella villa abitavano infatti la zia e lo zio dello scrittore e proprio questo ambiente è legato alla genesi de Le confessioni di un italiano.
Il percorso prosegue attraverso immagini che raccontano la civiltà contadina, i suoi spazi di vita e di lavoro, mettendo in evidenza anche il rapporto tra territori di confine, culture e tradizioni. In questo contesto si inserisce anche «I Mus in Fiesta», non soltanto come momento di festa e convivialità, ma come occasione nella quale la comunità ritrova e rinnova le proprie radici.
Particolarmente significativa è l’immagine che chiude la mostra: quella della storica latteria turnaria di Teglio Veneto e Fratta di Fossalta di Portogruaro, edificio oggi scomparso. La latteria rappresentava un importante punto di riferimento per le famiglie contadine, permettendo di trasformare il latte in formaggio e contribuendo a migliorare l’alimentazione delle popolazioni rurali. Anche i residui della lavorazione, chiamati nel friulano locale “scolu”, venivano utilizzati per l’alimentazione dei maiali.
«La storia di un popolo – ha sottolineato Nicodemo durante la presentazione – non si legge soltanto nei grandi trattati, ma è impressa nelle nostre case coloniche, nelle stalle e nei cortili che per generazioni hanno ospitato fatiche, silenzi e canti».
Il filo conduttore della mostra è dunque la memoria di ciò che non esiste più fisicamente, ma che continua a vivere attraverso le immagini e il racconto. Case, edifici e luoghi scomparsi diventano così testimonianze di un passato che non deve essere dimenticato.
«Mostrare ciò che non c’è più – conclude Nicodemo – significa trasformare la memoria da semplice nostalgia in un dovere civile e culturale: il passato continua a spiegarci chi siamo e come siamo arrivati fin qui».
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