Nei giorni scorsi si è riacceso il dibattito intorno al fiume Tagliamento, con la presentazione in IV Commissione consiliare della Regione Friuli Venezia Giulia della relazione sulla mitigazione del rischio idraulico nel bacino idrografico di questo grande fiume alpino.
L’analisi tecnica, condotta dal Prof. Rinaldo, ordinario di Costruzioni Idrauliche all’Università di Padova su incarico della Regione Friuli Venezia Giulia, mette in guardia sul fatto che i modelli utilizzati finora per stimare le piene del Tagliamento potrebbero non essere più adeguati a descrivere e gestire gli scenari futuri, in quanto elaborati decenni fa, quando si riteneva che il clima fosse stabile nel tempo. L'aumento degli eventi estremi e il rapido cambiamento climatico rendono sempre meno affidabili i modelli basati esclusivamente sulle serie storiche del passato. Da qui l’invito ad aggiornare le valutazioni idrologiche e a ridefinire la piena di riferimento su cui dimensionare gli interventi, per evitare che opere progettate su ipotesi non più attuali risultino inefficaci.
Il Prof. Rinaldo non ha dato indicazioni definitive su quale degli interventi, o più di questi, vada scelto, ma ha messo in guardia da scelte affrettate, ricordando che decidere prima di aver aggiornato il quadro conoscitivo comporterebbe il rischio di realizzare opere non risolutive che distruggano per sempre il capitale naturale.
Condividiamo l’invito a una valutazione aggiornata, alla luce dei cambiamenti climatici in atto e della necessità di preservare le valenze naturali, e alla cautela nella progettazione di grandi interventi senza prima aver agito restituendo spazi al fiume per la gestione delle piene e considerando l’efficacia di ogni possibile soluzione alternativa per la laminazione delle piene.
Rifiutiamo, tuttavia, la perversa equazione per cui sarebbe giusto e necessario raddoppiare la portata del Cavrato perché altrimenti si scatenerebbero i progetti speculativi degli immobiliaristi bibionesi.
Le oscenità del master plan di Bibione Pineta che stravolgerebbe la zona di Baseleghe non devono passare e non passeranno.
Cionondimeno, rimane il fatto che il Cavrato e la collegata laguna di Caorle e Bibione non sono in grado di sostenere portate superiori a quella massima attuale, pari a circa 1.200 mc/s.
La pianificazione idraulica degli ultimi venticinque anni, con tutti i limiti di un approccio prettamente ingegneristico, ha trattato il Cavrato come fosse un tubo diretto al mare e ne ha prospettato una portata raddoppiata rispetto a quella attuale, trascurando che nel percorso del Cavrato dal Tagliamento al mare c'è di mezzo una laguna, in cui sono presenti habitat naturali di grande valenza, per la cui protezione, ai sensi delle direttive comunitarie habitat e uccelli, sono state designate zone speciali di conservazione (ZSC) e zone di protezione speciale (ZPS), parte integrante della rete ecologica europea Natura 2000. Un tubo posso può essere modificato per raddoppiarne la portata, un canale collegato ad un ambiente naturale no.
È quantomeno paradossale che chi oggi giustamente per il grande fiume alpino promuove una visione sistemica che tenga insieme sicurezza e ambiente, ingegneria e natura, accetti, o addirittura propugni (!), una visione semplicistica, se non perfino negazionista, quando si ragiona su come conciliare la gestione delle portate di piena nel basso corso del Tagliamento con la salvaguardia della laguna di Caorle. Perché la laguna di Caorle deve essere sacrificata? Per ignoranza o per cattiva fede degli interlocutori in gioco? In entrambi i casi perseverare su questa strada non giova alla credibilità degli attori e, quindi in definitiva, alla causa del Tagliamento.
Lo scorso ottobre, al convegno "Acque connesse" promosso dalle associazioni scriventi, autorevoli esponenti scientifici delle università di Padova e di Udine hanno dimostrato che in occasione dell'evento di novembre 2023, quando a Latisana è stato misurato un picco di portata di 3.680 mc/s, attraverso il Cavrato è stata riversata nella laguna di Caorle una portata con un picco stimato tra 1.100 e 1.400 mc/s con conseguenti impatti sugli habitat lagunari, rotture arginali e allagamenti di zone di bonifica, mentre attraverso il Tagliamento nel tratto da Cesarolo alla foce è defluita una portata con picco compreso tra 2.200 e 2.500 mc/s, provocando effetti tutto sommato sopportabili per la morfologia fluviale, le aree agricole e le strutture edificate negli ultimi decenni in area golenale sulla sponda friulana.
L’evento estremo di novembre 2023 ci ha, quindi, insegnato due cose:
1) se scolmare nel sistema Cavrato-Laguna di Caorle 1.400 mc/s ha prodotto effetti così devastanti, prevedere il raddoppio dell’attuale portata di piena del Cavrato per portarla a 2.500 mc/s significherebbe condannare la piccola laguna alla sua cancellazione per interramento e distruzione degli habitat lagunari;
2) la tanto paventata inversione di portate tra Cavrato e tratto terminale del Tagliamento avviene già nelle condizioni attuali, senza particolari problemi per il Tagliamento.
Si potrebbe, infine, discutere se sia moralmente e tecnicamente giusto da un lato difendere a tutti i costi opere antropiche realizzate, nella distrazione generale, in modo improprio in zone di pertinenza fluviale nel territorio di Lignano, e dall'altro giustificare oggi la distruzione di habitat naturali della laguna di Caorle e Bibione, giunti fino a noi anche grazie alle battaglie che gli ambientalisti veneti hanno portato avanti nel corso degli anni. Non ci sottraiamo ad un confronto anche su questo terreno, pensando alle responsabilità storiche di chi oggi si erge a difensore dell'indifendibile, ma pensiamo che sia più conveniente per il bene delle nostre comunità e dei nostri ambienti fluviali e lagunari abbandonare le contrapposizioni dialettiche che indeboliscono e dividono il fronte e unire le voci per chiedere trasparenza, correttezza scientifica e approccio sistemico per tenere tutto insieme, senza paraocchi ideologici o campanilismi regionali, perché sicurezza delle popolazioni e tutela degli ambienti di fiume e di laguna sono parti interdipendenti di un unico problema.
Legambiente Circolo Veneto Orientale Comitato Difesa Territorio Caorle
Associazione per la Laguna di Caorle e Bibione
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