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Intervista ad Andrea Bertolini, ex Presidente del Portogruaro Calcio
28-02-2026 - Portogruaro

Come nella vita anche nello sport capita spesso che i tifosi nei momenti negativi della vita di una Società cerchino un capro espiatorio da accusare per gli insuccessi.
Anche a Portogruaro sta accadendo la stessa cosa dato che la centenaria società di calcio sta vivendo uno dei peggiori momenti della sua storia con l’ultimo posto in classifica e una situazione societaria non chiara.
Questa situazione sta portando alcuni tifosi e/o sportivi ad attribuire ad Andrea Bertolini responsabilità certamente non sue: a lui che ha ceduto il Club a una cordata italo/svizzera/francese si imputa l’insuccesso stagionale e la oramai certa retrocessione dalla serie D all’Eccellenza.
Si tratta di quell’Andrea Bertolini che in sette anni di Presidenza (2018 – 2025) ha ottenuto due promozioni portando il club granata dalla Promozione alla Serie D e che sarà ricordato, dopo Dino Mio, come il Presidente più vincente degli ultimi anni.

Presidente, andiamo con ordine. Cosa l’ha spinta ad assumere la presidenza del Portogruaro calcio?
Sono, da sempre, stato tifoso del Portogruaro Calcio. Ho giocato nelle sue giovanili sino ad esordire in prima squadra. Sono sempre stato allo stadio e mi sembrava un sogno l’anno in cui dalla C siamo saliti in B. Nel 2018, il dottor Michelon, uno degli associati dell’epoca, mi ha contattato. Io, con tanta incoscienza e sapendo di poter avere dalla mia parte qualche altra persona che si fidava di me, ho accettato e ho coinvolto questo gruppo di amici, convincendoli a seguirmi in quest’avventura. Feci dichiarazioni impegnative, che ho mantenuto perché in serie D ci siamo davvero arrivati. Pensavo sarebbe stato facile ottenere certi risultati e ci ho messo tutta la passione che ho potuto, sin dal giorno della presentazione, nel luglio 2018. Sinceramente, speravo che, una volta rilanciata la squadra, degli imprenditori di Portogruaro si sarebbero aggregati ed avrebbero investito, dato una mano alla causa del Portogruaro. La realtà ha detto altro.

Durante il suo mandato il Portogruaro ha festeggiato i 100 anni di vita. Un compleanno che Lei ha onorato in sette anni con due promozioni.
Grazie: mi fa piacere che mi vengano riconosciuti questi traguardi, da condividere con il lavoro e la passione, di tutti quelli che sono stati con il Portogruaro in questi anni, e mi permetto di citare uno per tutti, Silvano Testani. Abbiamo vinto il campionato alla prima stagione, restando imbattuti. Purtroppo, il Covid ci ha fermati sul più bello nella seconda stagione, quando eravamo al secondo posto. Il terzo anno non si è giocato sempre per il Covid ma il quarto anno abbiamo vinto il campionato e siamo, di fatto in due stagioni, saliti di due categorie sino alla serie D mantenendo così la promessa che avevo fatto il giorno della presentazione. Poi, in serie D, la passione non basta più. Ci vogliono capitali, anche solo per salvarsi. In tre anni nessuno, dico nessuno, degli imprenditori di Portogruaro, ha dato una mano. Anzi no, sarebbe ingiusto nei confronti di chi ha provato a farlo, ma parliamo di soggetti le cui dimensioni non permettevano quel tipo di investimenti necessari per fare una serie D all’altezza delle aspettative. Mi riferisco a medi, medio grandi, imprenditori di Portogruaro, il cui coinvolgimento economico sarebbe stato indispensabile per fare sì che si avverasse la volontà de “il Portogruaro in mano ai Portogruaresi”, dai quali, invece, non è arrivato nulla. 
Per tre anni siamo riusciti a rimanere in D, con sforzi, sia economici sia personali miei e di tutti gli amici da me coinvolti, che non provo nemmeno a raccontare. L’ho fatto per la passione, l’ho fatto volentieri, ma sono arrivato ad un punto in cui proprio non si poteva andare avanti così.

Poi la cessione. Perché?
Cessione… ma perché la chiamate cessione? Non siamo mica una società professionistica e nessuno cede niente. Non siamo proprietari di niente. Non possiamo guadagnare. Non possiamo prendere soldi. Possiamo solo metterne ed è ciò che abbiamo fatto. Quindi mi sta chiedendo perché ad un certo punto ho cercato qualcuno che prendesse il mio posto. L’ho appena spiegato: io ero arrivato dove i miei mezzi lo permettevano e non me la sentivo più di chiedere ai miei amici di continuare il loro coinvolgimento nel Portogruaro senza che vi fosse una reale prospettiva di crescita: oltre non era possibile. Per tre anni, in D, siamo andati avanti ad alti e bassi, ma il Portogruaro merita solo grandi risultati, quelli che sono convinto che abbiamo portato sino a quando i nostri mezzi lo hanno consentito. 
Cercavo qualcuno a cui lasciare il Portogruaro che avesse mezzi da investire per portarci ancora più su. Erano due anni che avevo informato gli associati (nelle associazioni sportive non esistono soci, ma solo associati che ogni anno pagano la quota) della mia volontà di dimettermi da Presidente e dell’esigenza di trovare qualcuno che cambiasse marcia. Nel 2024 ho cercato di coinvolgere altri imprenditori con poco successo e durante l’ultimo anno nessuno si è avvicinato. Quasi la totalità degli associati erano miei soci nell’azienda o collaboratori, che dopo sette stagioni di impegno notevole sotto tutti i punti di vista, compreso quello economico, si erano stancati di sostenere una ASD, che nonostante le promozioni, presentava una costante diminuzione di presenze sugli spalti (per la cronaca da una media di oltre 400 il primo anno in promozione ai poco più di 200 l’ultimo anno in serie D). 
Ne approfitto per chiarire una cosa che ci tengo a dire a quelli che dicono “il Portogruaro ai portogruaresi”. Io sono orgogliosamente portogruarese e ci ho provato, ma… dove sono i portogruaresi che vogliono sostenere il Portogruaro? Io li ho cercati ovunque ma non li ho trovati. Forse non sono stato bravo nel cercarli, ma mi pare di avere cercato tanto. 
Sempre rivolto a loro: per quanto ho potuto vedere nei miei sette anni, con gli aiuti del territorio forse si riesce a fare la promozione e, se ci sono obiettivi più ambiziosi, servono soldi e soprattutto tanto tanto tempo ed impegno.

Cessione ad una cordata che si è dimostrata quanto meno inadeguata. Promesse roboanti a inizio stagione e poi il flop societario e sportivo.
Sempre chiarendo che non c’è stata nessuna “cessione”, sono d’accordo. Grandi promesse, grandi aspettative, in primo luogo da parte mia. Purtroppo, tutte quelle promesse sono rimaste disattese, del tutto disattese, con mia grande amarezza e delusione. Se qualcuno pensa che io sia contento di vedere gli sforzi di sette anni bruciati in questo modo, ha un pensiero davvero strano.

La critica nei suoi confronti, che proviene anche da quelli che sono stati i suoi più stretti collaboratori, riguarda la scelta delle persone a cui cedere il club. Quali colpe si attribuisce?
Nessuna. Lei parla di “scelte”. Scegliere vuol dire avere alternative, che non c’erano. So che pettegolezzi girano, ma ecco i fatti. In primo luogo, io non ho deciso in maniera autonoma nulla: i soggetti subentrati sono stati presentati nel mese di maggio a tutti gli associati e la maggioranza, anzi la quasi unanimità, ha accolto la proposta. Era all’epoca l’unico: quindi, nessuna “scelta”.
L’unico soggetto realmente disposto a subentrare è quello che è poi subentrato e, comunque, certo non avrei accettato se avessi saputo che le promesse o, meglio, gli impegni assunti sarebbero stati disattesi.
Detto questo, mi rivolgo alle persone che, come dice lei, hanno critiche da fare nei miei confronti: che verifiche avrebbero fatto, loro, al posto mio, prima di accettare il subentro? Noi, le nostre verifiche, le abbiamo fatte e sono state tutte positive. Non rientrava nelle possibilità umane ipotizzare che qualcuno potesse divertirsi, senza nessun tornaconto economico come ho spiegato, a fare promesse per poi essere ultimo in classifica.
Io e gli associati, non abbiamo creduto alle “parole” che ci venivano dette, ma abbiamo dato fede ai progetti che ci sono stati illustrati in modo molto credibile. 
Ci siamo preoccupati che fosse messa a disposizione la provvista necessaria e le fidejussioni per garantire la continuità e l’iscrizione al campionato di serie D, cosa che è avvenuta. Ci siamo dimessi sulla base di accordi che prevedevano investimenti in ogni settore: dalla prima squadra maschile, al settore giovanile, alla prima squadra femminile. Poi, siamo usciti e siamo, da allora, tifosi al pari di quelli che, non capirò mai perché e lo trovo spaventosamente ingiusto, mi criticano ma non si sa per cosa. Ricordiamo tutti la presentazione in sala stampa e in sala comunale, dove le promesse sono state ribadite alla stampa e alla comunità. Perché quelle promesse, quegli annunci, non abbiano avuto seguito non lo so, all’epoca non avevo idea che sarebbe successo e continuo a non saperlo.

Come vede il futuro del Portogruaro calcio. C’è la possibilità di un suo rientro?
Discorso lungo, per la mia esperienza dovrebbero essere riviste molte cose.
La mancanza di strutture per gli allenamenti è qualcosa che non si può più tollerare, ricordo a tutti che il Portogruaro Calcio non ha un campo sportivo comunale per gli allenamenti, che da sempre è stato costretto ad andare in affitto nei campi dei Comuni vicini.
Poi, sempre pensando al futuro, sarebbe indispensabile superare il campanilismo, se vogliamo avere sul territorio una squadra che compete in campionati importanti, altrimenti continueremo a scontrarci in campionati di Seconda categoria, Prima e al massimo Promozione. Io vedrei bene una squadra del mandamento di Portogruaro, in seconda battuta una fusione con gli amici di Concordia, come è accaduto fra Motta e Oderzo.
Sul mio coinvolgimento… la condizione per riprovarci sarebbe che ci fosse un gruppo di imprenditori che si assumano in prima persona la responsabilità della gestione. Se ci fosse, non pretenderei nulla e darei certamente un aiuto concreto, senza pensare alle poltrone o alle cariche. Il Portogruaro calcio non ha bisogno di Presidenti o di poltrone, ma di persone di buona volontà, che con passione investano, sostengano, aiutino questa squadra a dare ai tifosi ciò che meritano, cioè un secondo secolo di vita di serenità e grandi successi. Questo è tutto ciò che vorrei dal calcio.


Maurizio Conti

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