C’era grande attesa per il Consiglio Comunale convocato qualche settimana fa all'interno del Palazzo Municipale di Portogruaro per discutere sull’annunciata chiusura del Punto Nascite del nosocomio della Città del Lemene prevista per il primo novembre.
Si è respirata aria di “déjà vu" dato che a molti dei presenti è sembrato di rivivere le vicende legate alla prospettiva di una struttura sanitaria unica che unisse Portogruaro e San Donà di Piave, una discussione che si accese fra il 2012 il 2014 (famoso il Consiglio Comunale straordinario convocato in Piazza della Repubblica a Portogruaro con la partecipazione di migliaia di cittadini) fino a quando la Regione Veneto nel 2015 accantonò l'ipotesi della sede unica confermando i presidi ospedalieri in entrambi i centri.
Oggi quella stesa Regione Veneto, con amministratori diversi, ha disposto la chiusura del Punto Nascita di Portogruaro (attivo al 2017), scatenando l'opposizione del territorio nonostante i dati in crescita del reparto rivendicati in precedenza dall'amministrazione locale. Una decisione che ottempera a scelte del Ministero della Salute che ha stabilito la soglia dei 500 parti per il mantenimento di un Punto Nascite, rigidi standard di sicurezza clinica per le reti ospedaliere introdotti originariamente con l'accordo Stato-Regioni del 2010 e con il successivo Decreto Balduzzi/Lorenzin.
La legge nazionale prevede che i punti nascita con meno di 500 parti l’anno debbano essere chiusi, poiché una casistica troppo bassa è associata a un minor mantenimento delle competenze d'emergenza da parte del personale, compromettendo la sicurezza di madri e neonati.
La Regione si è attivata chiedendo la possibilità di una deroga per mantenere aperti i reparti sotto soglia, qualora sussistano particolari condizioni geografiche o d’isolamento. Tuttavia, il Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) — l'organo del Ministero incaricato di valutare queste richieste — ha espresso parere negativo sulla deroga per Portogruaro.
L'atto ufficiale risale alla fine di maggio 2026, mese in cui è stata pubblicata la specifica delibera della Giunta regionale. La Regione ha fissato la data definitiva dello stop alle attività per il 31 ottobre 2026, disponendo che l'azienda sanitaria locale (ULSS 4 Veneto Orientale) completi i passaggi organizzativi necessari per il trasferimento dei servizi.
Per discutere della situazione, dopo il sit-in di protesta organizzato lo scorso 9 ottobre davanti all’ospedale portogruarese, sono intervenuti in Consiglio Comunale (presente al completo salvo l’assenza per motivi di lavoro della Consigliera di opposizione Sara Moretto) anche il dottor Carlo Bramezza, Direttore Generale dell'Azienda ULSS 4 "Veneto Orientale" (in rappresentanza del Governatore della Regione Veneto) e il Presidente della Commissione sanità della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale signor Gianluca Falcomer.
Il dottor Bramezza era accompagnato da alcuni collaboratori quali i medici: Sira Bizzotto, Direttrice Sanitaria, Elena Momesso, Direttrice Dipartimento Area Critica, Pier Giuseppe Flora, Dir. Dipartimento Materno Infantile e Rosa Baldassarre, coordinatrice consultorio familiare Portogruaro.
Sia il Sindaco che il Presidente della Conferenza dei Sindaci hanno ricordato l’immediato impegno profuso dagli amministratori locali per far si che la Regione ritornasse sulle decisioni prese.
Un impegno che ha visto la richiesta (disattesa) formulata dagli undici Sindaci del portogruarese (non da quelli del Sandonatese) di un incontro con l’Assessore Regionale alla Sanità e Programmazione sanitaria.
Inoltre il Primo cittadino di Portogruaro ha richiesto un incontro anche con il Ministro della Salute Orazio Schillaci per spiegare le ragioni che giustificano il mantenimento del Punto Nascite a Portogruaro.
Aumento dei tempi di percorrenza: l'obbligo per le partorienti di spostarsi verso altre strutture distanti aggrava i fattori di rischio in situazioni di emergenza-urgenza. Rischio di mobilità passiva: la vicinanza geografica con il Friuli-Venezia Giulia spingerà inevitabilmente molte cittadine a rivolgersi alle strutture della regione confinante, determinando un incremento della mobilità sanitaria passiva a carico delle casse del Veneto. Depotenziamento dell'Ospedale: la perdita del Punto Nascita rischia di indebolire a cascata l'attrattività e l'eccellenza dell'intero nosocomio di Portogruaro, malgrado il trend di crescita dei parti registrato negli ultimi anni in questo reparto.
La replica del Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria ha avuto per oggetto la conferma che comunque rimarranno attivi presso l’ospedale di Portogruaro servizi di assistenza e ambulatoriali per il prima e dopo il parto.
Il DG ha anche assicurato la permanenza del Corso di Laurea in Infermieristica e l'investimento di 25 milioni di euro per il nuovo padiglione ospedaliero.
Fortemente critici gli interventi dei capigruppo di opposizione che hanno lamentato l’assenza del Governatore Stefani all'incontro mentre da parte della maggioranza si è sottolineato quali siano i punti critici della decisione di chiudere un servizio importante come quello del Punto Nascite provocando una “fuga” verso il vicino Friuli.
LA PAROLA AL SINDACO
Era il 2017 quando il Presidente della regione Veneto Luca Zaia venne Portogruaro chiamato dall’amministrazione Senatore di cui facevo parte come Assessore al Sociale per dichiarare che il punto nascite sarebbe stato riaperto di lì a breve, nonostante i bassi parti e la criticità del personale. Allora il punto nascita era chiuso dal novembre 2015 per mancanza di personale e rimase chiuso per ventidue mesi. Riaprì nel maggio 2017 con impegno ad aumentare le nascite; i numeri crebbero, lentamente ma costantemente, fino ai 350 parti dello scorso anno. Il decreto Lorenzin però era ed è impietoso: sotto i 500 parti va richiesta una deroga e questa viene concessa solo se non vi è un punto nascite autorizzato entro un’ora di distanza dall’ospedale in oggetto. In questa situazione si trovavano e si trovano ancora sia Portogruaro che San Donà di Piave ma, improvvisamente, lo scorso aprile 2026 arrivò alla Regione la relazione del punto nascita nazionale in cui si condannava Portogruaro assieme a Castelfranco, Adria e Valdagno. Nulla si diceva del punto nascita di San Donà che comunque stava e sta sotto i 500 parti. Oggi 1° novembre il punto nascita è chiuso, chiuso in nome della sicurezza chiuso ritenendo che nella nostra azienda sanitaria non vi sia posto per due punti nascite sotto i 500, ma solo per uno il quale, pur essendo sotto tale soglia, viene salvato a scapito del nostro. Dura Lex sed lex si dice. Peccato che la legge abbia avuto tempi di attuazione diversi, salvando San Donà a scapito della nostra città. Mi sarei aspettato almeno una pacca sulla spalla e un gesto di solidarietà e di comprensione per il nostro territorio. Abbiamo lottato, assieme agli altri dieci Sindaci del nostro territorio, abbiamo messo in campo tutte le possibili azioni a nostra disposizione. Le ragioni per tenerlo aperto le abbiamo sottolineate tutte fino alla protesta in piazza. Questo non è un déjà-vu perché qua non si tratta di salvare l’intero ospedale come si doveva fare e abbiamo fatto nel 2015, ma di dare la possibilità a un territorio di 100.000 abitanti di avere un punto sicuro e vicino dove poter partorire e far nascere i nostri figli. È vero che il parto, mi si dice, è una questione di un paio di giorni rispetto ai nove mesi della gravidanza e che farlo in sicurezza è la cosa più importante, ma il sistema alternativo che ci viene offerto del trasporto in ambulanza non ci sembra quello più adatto in particolare con il tipo di collegamento che vi è con la città del Piave. Le mamme del nostro territorio si rivolgeranno ai professionisti e ai reparti di ostetricia che daranno poi la garanzia di poterle fare partorire in sicurezza ma soprattutto daranno loro la certezza di poter raggiungere il punto nascite in modo rapido. Ecco quindi che si andrà a nascere a Oderzo, Pordenone o Latisana e in alcuni casi anche a San Donà. Oderzo, Latisana, cittadine queste molto simili a noi ma ricordo che nell’ospedale di Portogruaro si fanno 200 interventi di chirurgia prostatica robotica, si cura l’ictus in uno degli Stroke Unit più importanti del Veneto, si salvano articolazioni d’anca a giovani che vengono da tutto il Paese. E non si può nascere in sicurezza? Lavoreremo comunque ancora per riportare questa fondamentale attività medica nella nostra città e se necessario stimoleremo la modifica della legislazione vigente. Per il momento auguro a tutte le mamme una gravidanza serena e sotto la guida dei professionisti ai quali loro daranno la fiducia e che le accompagneranno al momento del parto nel modo più rassicurante possibile.
Maurizio Conti
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