Diceva Marcel Proust che “Un vero viaggio di scoperta non è visitare nuovi luoghi ma avere nuovi occhi”.
Ed è con questo spirito che nell’ultimo sabato di gennaio mi incontro con decine di altri viaggiatori in Piazza della Repubblica per iniziare l’avventura di scoprire i segreti della mia città aiutato da due veterane delle esplorazioni nella città del Lemene: Mariangela e Nilla che saranno le nostre Indiana Jones.
Il ritrovo è fissato ai piedi del Palazzo Municipale in una piazza illuminata da un sole meraviglioso in un clima quasi primaverile, siamo in tanti e non solo portogruaresi ma anche provenienti da altri comuni della zona e dal vicino Friuli tutti curiosi di vedere e capire una città che sembra la sorella minore di Venezia.
Come per ogni viaggio che inizia l’emozione è grande.
La città ha origini antiche.
La sua nascita risale infatti intorno all’anno mille e nel 1140 Gervino, allora Vescovo di Concordia, concesse a dei mercanti la costruzione di un porto intorno al quale sorsero case e depositi confermando con quel documento l’importanza che la città aveva già assunto sul piano strategico e commerciale.
Il fiume sulle cui rive quel primo insediamento nacque era il Lemene anima e cuore pulsante di Portogruaro.
Il Palazzo del Comune si staglia con tutta le sua elegante imponenza sulla piazza.
Si tratta di una costruzione in stile gotico della seconda metà del Trecento e al cui corpo centrale sono state aggiunte, probabilmente nella prima metà del Cinquecento, due ali laterali e caratterizzato da una merlatura ghibellina a coda di rondine con al centro una campanella usata per dare l’allarme in caso di pericolo.
C'è notizia di una più antica loggia del comune a partire dalla metà del Duecento, ma quella fu distrutta quando la città fu attaccata dai Bardi fiorentini nel 1371.
Ai piedi della Loggia Comunale, che per alcuni secoli ospitò nella sua ala sinistra anche le carceri cittadine, si possono ammirare cinque testoni in pietra d’Istria, di origine sconosciuta, raffiguranti figure mitologiche.
Ma non c’è solo questo.
In Piazza della Repubblica scopriamo anche il Pozzetto delle Gru opera del 1494 di Antonio Pilacorte con le due gru, simbolo della città, collocate nel 1928 e frutto dell’ingegno del portogruarese Valentino Turchetto.
Lentamente ci avviciniamo poi al monumento ai caduti della Grande Guerra che riporta i nomi dei portogruaresi morti in quel conflitto e quindi vediamo i lampioni dove il 18 dicembre del 1944 furono impiccati tre giovani partigiani uno dei quali di fronte agli occhi di sua madre.
Ci muoviamo quindi verso sud percorrendo quella che un tempo era chiamata la ‘Via della Mercanzia’ da dove le merci transitavano verso il Norico e l’ombra dei grandi palazzi cittadini ci avvolge mentre sostiamo davanti alla Colonna di San Marco primo evidente simbolo della presenza di Venezia la cui protezione sulla città risale al 1420 e durò fino al 1797.
Alla sommità della colonna è collocata una statua raffigurante un Leone Marciano anch’essa opera di Valentino Turchetto.
Ci avviciniamo adesso alla Porta di San Giovanni, che assieme a San Gottardo e Sant’Agnese, consente l’accesso alla città che un tempo era circondata dalle mura e che aveva in origine cinque porte d’ingresso.
Appena oltrepassata la porta sostiamo sul ponte e scopriamo il palazzo Bergamo-Pari che in epoca antica ospitava il Fondaco del Sale una merce preziosa che giungeva per via fluviale dalla Serenissima.
Rientrando all’interno della cinta muraria svoltiamo immediatamente a sinistra verso il Ponte del Rastrello da dove entrarono nel 1371 i soldati dell’esercito dei Bardi, i banchieri fiorentini che cercarono invano di conquistare la città per la sua importanza commerciale, e fu a causa di quell’ episodio che sul Ponte venne collocato un “rastrello” per impedire l’accesso via fiume al centro cittadino.
Dal Ponte si può vedere sullo sfondo, in direzione del mare, un fabbricato che ha collocato sul lato verso il fiume un riquadro marmoreo risalente alla metà del 1400 che probabilmente rappresenta la più antica immagine dello stemma di Portogruaro: due gru che proteggono la torre campanaria con i colori rosso (colore maschile che indica la forza), verde (colore femminile che vuole significare fiducia) e grigio (colore che ricorda il fiume e la difesa della città).
complimenti
Caro Maurizio, complimenti per il modo (ottimo) con cui scrivi di storia, non annoiando il lettore ma invitandolo ad approfondire i temi da te accennati.