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Due passi in città
Il fantasma di Nievo si aggira per Portogruaro
18-02-2015: Lo scrittore delle "Confessioni" guida il pubblico alla riscoperta della città del Lemene

Sono passate due settimane e mi ritrovo nuovamente assieme agli altri avventurieri pronti a partire per una nuova tappa del nostro viaggio nella storia e nei segreti della Città del Lemene.
Oggi la giornata è grigia e il cielo sopra di noi annuncia l’arrivo della pioggia ma come ogni esploratore che si rispetti ci raduniamo ai piedi del Palazzo Municipale agli ordini di Mariangela e Nilla che ancora una volta ci faranno da guide facendoci notare e capire tante cose e particolarità di questa città che mi accorgo essermi stata fino ad oggi sconosciuta e che trovo quasi misteriosa.
La nostra pista sarà quella percorsa nel 1800 da uno dei grandi della letteratura italiana: Ippolito Nievo.
Siamo ancora in tanti e la nostra capocordata è quasi smarrita da tanti attenti ascoltatori e con qualche simpatico imbarazzo inizia il suo racconto che ovviamente parte dalla biografia di Nievo che nasce nel 1831 a Padova a Palazzo Mocenigo Querini da Antonio, magistrato di origini mantovane, e da Adele Marin figlia di Ippolitta contessa di Colloredo e di Carlo Marin patrizio veneziano.
Mentre Mariangela continua il suo racconto mi guardo intorno per riconoscere qualche volto amico e noto in fondo al gruppo una figura strana, un uomo vestito con abiti diversi da quelli indossati da me e dagli altri viaggiatori del ventunesimo secolo.
Sono incuriosito da quegli abiti strani che nessuno pare aver notato e lentamente mi avvicino mentre sento le parole di Mariangela che raccontano della gioventù di Nievo, dei suoi studi, del suo grande amore per Matilde e della sua ammirazione per Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo.
Ecco adesso sono vicino allo sconosciuto e resto senza parole con una espressione talmente sorpresa che una signora accanto a me mi chiede se mi sento male dato il pallore del mio volto.
Tranquillizzata l’attenta osservatrice mi concentro sugli abiti del nuovo arrivato che, mi rendo conto, nessuno ha notato.
E’ vestito in maniera elegante ma con abiti dell’800, i capelli neri e due baffetti appena accennati.
E’ un giovane di circa 25 anni e mi guarda con occhi intelligenti e divertiti.
Ricordo le immagini dei libri di scuola, è proprio lui: è Ippolito Nievo.
“Cerca di non svenire – mi dice sorridendo – e non aver paura sono proprio io Ippolito”.
Non capisco e non mi rendo conto come possa essere proprio io a vedere un fantasma.
“Stai tranquillo, non hai le allucinazioni, oggi parlerete di me e della mia vita a Portogruaro, a Fratta e a Colloredo dove mi sono trasferito nel 1855 perché molti dei miei sogni erano andati delusi e dove ho cominciato a scrivere Le confessioni che però non ho mai visto pubblicate e ho deciso di essere per te ciò che Virgilio fu per Dante, ti accompagnerò in questo viaggio”.
Adesso stiamo camminando lungo il liston, parola che indica le lunghe lastre di marmo usate per la pavimentazione dei campi e campielli veneziani, e arriviamo davanti al Teatro Sociale nato alla fine del 1700 grazie all’impegno della Società dei giovani teatranti.
Mi giro alla mia destra e lui è sempre accanto a me.
“Vedi – mi dice con la voce leggermente rotta dalla commozione – questo teatro in passato è stato una piccola Fenice e rimaneva aperto un mese ogni due anni facendo parlare di se per tutti i ventitre mesi intermedi”.
Riprendiamo il cammino verso il Ponte della Stretta e lui è sempre con me, con il suo passo deciso e ricordo di aver studiato che Nievo era un grande appassionato delle passeggiate ed è grazie alle sue lunghe camminate solitarie che ha conosciuto così a fondo queste zone.
Ora siamo in Via del Seminario e ci dirigiamo a destra verso l’antico Palazzo Vescovile.
“Fermati!”. La sua voce adesso ha un tono quasi militaresco.
Sempre cercando di ricordare gli antichi studi sulla letteratura italiana rammento che Nievo era definito il poeta soldato e che partecipò niente meno che all’impresa dei Mille con Garibaldi.
“Vedi, nelle Confessioni, davanti al Palazzo Vescovile ho ambientato l’episodio della rivolta dei popolani nel 1796 prima dell’arrivo dei francesi ma in realtà volevo ricordare la rivoluzione avvenuta a Venezia nel 1848”.
“Quante speranze in Napoleone” adesso ha gli occhi bassi e la voce è ritornata triste come di chi ha vissuto molte disillusioni, come me, come quelli della mia generazione.
“Avanti” sollecita Mariangela, anche perché il cielo è sempre più grigio.
Passiamo davanti alla Villa comunale che fu proprietà dei Conti Persico, degli Stucky e infine dei Marzotto e che nel capolavoro di Nievo si racconta fosse la sede per la villeggiatura dell’Eccellentissimo Almorò Frumier cognato del Conte di Fratta.
Eccoci, finalmente siamo arrivati: i giardini intitolati a Ippolito Nievo.
Mi rendo conto che durante la nostra passeggiata non ho mai detto una parola ma ha sempre parlato solo lui e anche adesso è lui a prendere l’iniziativa: “Prima che ci fossero i giardini in questo luogo si esibivano i circhi e sono felice che proprio qui ci sia una mia statua opera del grande Valentino Turchetto”.
“E’ qui che vengo spesso per riposare e ricordare il mio passato in questa piccola Venezia in miniatura”.
“Mi piace ricordare che le panchine furono fatte arrivare dalla città lagunare e che i quattro putti che circondano la fontana con il fanciullino rappresentano le quattro stagioni: cioè la vita.”
Il nostro viaggio finisce davanti a Palazzo Fratto e qui Ippolito mi saluta ricordando che nel Palazzo suo zio Augusto Marin aveva affittato delle camere dove anche lui Ippolito quando veniva in città trovava alloggio”.
Rimango come tutti gli altri a guardare il Palazzo e le sue finestre cercando di immaginare quegli anni e quando mi giro lui non c’è più, se n’è andato, è ritornato nel suo tempo, verso il suo destino che lo vide morire a soli trentanni nel naufragio del vapore Ercole in vista del golfo di Napoli.
Mi convinco di avere sognato ma poi ricordo le sue parole, il suo sguardo, il tono della sua voce, no non è stato un sogno ma è stato veramente un viaggio incredibile con un compagno di viaggio di nome Ippolito Nievo.
Mentre mi allontano sento Mariangela che ricorda la prossima avventura. Andremo a conoscere il Lemene il piccolo Canal Grande di Portogruaro, il cuore della città.

Inserito da diego il 27-02-2015 00:32:56
commento
Queste visite guidate dalle nostre brave Nilla Cicuto e Mariangela Flaborea sono molto interessanti e ben raccontate. Lei signor Maurizio le riepiloga in modo semplice riassumendo molto bene le nostre "avventure" e mi complimento specialmente per quel tocco magico della terza visita, tant'è che la prossima volta mi guarderò attorno per vedere se anch'io avrò la fortuna di scorgere il Nievo! Bravo.
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