E alla fine è arrivata anche lei: la pioggia. L’acqua che cade dal cielo ci ha raggiunto mentre ci apprestiamo alla partenza per la terza tappa del nostro viaggio, quella che ci avvicinerà ai segreti e alle meraviglie del Lemene dove scorrono le acque che nascono da un luogo sconosciuto ma che si può collocare tra San Vito al Tagliamento e Casarsa della Delizia noto come la zona delle risorgive.
È un fiume quindi misterioso quello che attraversa Portogruaro. Un corso d’acqua importante, sulla cui sponda destra alla fine dell’anno Mille già doveva esistere un castello fortificato che i vescovi concordiesi avevano fatto costruire non sentendosi protetti tra le rovine dell’antica città romana.
Un dominio che durò a lungo nel tempo quello dell’autorità vescovile sulla città e sul fiume e che risale al 996, quando l’imperatore Ottone III in visita a Verona concesse a Benno, Vescovo di Concordia, il dominio sul territorio delimitato dal corso dei fiumi Lemene, Meduna e Livenza.
Ci sono meno avventurieri in questa ultima domenica pomeriggio di febbraio. Evidentemente la pioggia ha dissuaso qualcuno facendogli preferire il caldo della tenda o della capanna alle intemperie e ai disagi dell’avvicinamento al fiume.
Le nostre due guide sono sempre loro: Mariangela e Nilla che non si spaventano per il tempo avverso, ma prudenzialmente ci radunano sotto il porticato che dà sulla Piazza dove ci illustrano il percorso odierno. Poi, mentre la pioggia sembra volerci dare tregua, partiamo verso la scoperta del signore e padrone di Portogruaro, lui: il fiume Lemene.
La conoscenza con questo fiume lungo circa 45 km che, dopo aver ricevuto le acque di nove affluenti e aver attraversato nove comuni tra Veneto e Friuli, sfocia nell’Adriatico attraverso il Canale Nicesolo inizia però davanti ai sei testoni in pietra d’Istria risalenti al ´600 e collocati agli inizi del ´900 davanti al Palazzo Municipale.
Ed è qui che vediamo il volto umano o divino del fiume. La tradizione vuole infatti che il primo da sinistra di quelli che forse erano chiavi di volta per le arcate di un ponte raffiguri il volto del dio fluviale Lemene. Mi piace pensare a un dio del fiume che protegge la città circondato da ninfe e folletti che conservano la memoria storica del passato di Portogruaro e dei suoi abitanti.
Questa volta il nostro percorso non punta a sud ma ritorniamo indietro verso nord, verso la piazzetta della Pescheria da dove si può sentire lo scorrere dell’acqua e ammirare uno degli scorci più belli e romantici della città ma anche ricordare come il Lemene fino al 1908 - quando venne inaugurato l’acquedotto - fu generoso nell’offrire le sue acque per soddisfare l’approvvigionamento idrico della città.
Davanti all’Oratorio della Madonnina della Pescheria ci fermiamo ammirati dalla bellezza dell’immagine della Madonna del Carmine. La piazzetta è nel cuore della città e storicamente, come recita il suo nome, era il luogo deputato al commercio del pesce che i pescatori di Caorle vendevano prima sotto il porticato e poi all’interno di una struttura coperta sorta lì dove una tempo esisteva il brolo: luogo di ritrovo dei commercianti e che oggi viene ricordato grazie a un ideale quadrato disegnato dagli alberi che sorgono ai quattro vertici.
La devozione alla Madonnina della Pescheria risale al 1600. In omaggio all’antica consuetudine che il commercio del pesce a Portogruaro fosse monopolio dei pescatori provenienti da Caorle, l’autorizzazione per la sua costruzione venne chiesta proprio al podestà di Caorle.
Davanti alla piazzetta incontriamo quindi alcune figure che hanno avuto un ruolo importante nella città: i commercianti e i pescatori e, con la nascita del mercato, anche i pescivendoli evidenziando la vocazione commerciale della città del Lemene che sarà riconosciuta anche dalla Serenissima quando concederà alla città dei privilegi commerciali non concessi ad altri porti. Prima di allontanarci dalla Madonnina la nostra guida ci ricorda come sopra l’Oratorio sia ancora presente la sala dove fino al 1806 si riunì la Confraternita della Candelora o Confraternita di S. Maria della Cerinola, che il 20 aprile 1512 commissionò a Giovanni Martini la pala d’altare raffigurante la “Presentazione di Gesù al Tempio” che oggi è custodita all’interno del Duomo di Sant’Andrea.
Dalla piazzetta della Pescheria ci avviciniamo ancora di più al fiume e ci soffermiamo davanti ai Molini di Sant’Andrea, che sappiamo essere presenti già prima del 1186 quando la loro esistenza risulta attestata da una bolla di Papa Urbano III.
I Molini rimasero di proprietà vescovile fino al 1867 e continuarono a lavorare, arrivando ad avere addirittura 10 macine, fino al 1928 quando divennero proprietà del Consorzio di Bonifica di Lugugnana che li cedette poi al comune di Portogruaro nel 1970 per essere quindi adibiti dal 1993 a Galleria d’Arte Contemporanea.
Ed è davanti ai Molini, sentendo il rumore di fondo delle pale in funzione, che emerge un’altra figura particolare: quella dei mugnai ed in particolare la storia di Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio di Montereale Valcellina che venne accusato di eresia e bruciato sul rogo nel 1599 per ordine del pretore di Portogruaro. È una storia che emoziona quella di questo mugnaio friulano, contemporaneo di Galileo Galilei, che ebbe la coerenza di continuare a sostenere le sue idee nonostante fosse già stato processato una prima volta.
Riprendiamo il nostro cammino mentre la pioggia si è definitivamente placata, quasi non volesse offendere il dio del fiume, mentre ci stiamo interessando a lui.
Qualche passo sulla riva destra del Lemene - dove sorse la prima sede vescovile, mentre sulla sponda opposta si sviluppò il potere civile - ed eccoci in una stretta calle che delimita la sede del Museo Nazionale Concordiese dalla chiesa di San Luigi, il più antico manufatto di Portogruaro. Osservando il suo campanile di pietra e mattoni si può immaginare come esso fosse l’antica torre di quello che era il castello dei vescovi.
“Avanti ancora un poco” ci sprona Mariangela e percorriamo via del Seminario e poi via Cavour fino al Ponte del Rastrello, dove è prevista una piccola sosta per rammentare ciò che già avevamo saputo nella prima tappa della nostra avventura. Ovvero, la vicenda dell’assalto dei 150 armati dell’esercito al soldo di Buonaccorsio Bardi, della famiglia dei banchieri e mercanti fiorentini, che passarono sotto al ponte nascosti all’interno di alcune imbarcazioni sull’esempio del più famoso cavallo di Troia. E fu dopo quell’episodio che sul ponte venne collocato appunto un rastrello, che poteva aprirsi solo con delle chiavi che per molti anni restarono di esclusiva proprietà dei vescovi concordiesi. Una storia che sicuramente il dio del Lemene e i suoi cortigiani potrebbero raccontarci ma che fa emergere anche un’altra figura importante nella storia di Portogruaro e del suo fiume: i barcaioli.
Di nuovo in movimento e subito dopo il ponte scendiamo alcuni gradini a sinistra per costeggiare di nuovo il fiume e, fatti pochi passi, sulla destra una nuova scoperta: Calle della Marinaressa che in tutto, anche nel degrado, ricorda la Serenissima. Eccoci ora di nuovo sul Liston e siamo subito al campo base: piazza della Repubblica.
Che dire di questo primo incontro con il Lemene? Mi torna in mente solo una frase di Tiziano Terzani: “I fiumi mi han sempre attirato. Il fascino è forse in quel loro continuo passare rimanendo immutati, in quell’andarsene restando, in quel loro essere una sorta di rappresentazione fisica della storia, che è, in quanto passa. I fiumi sono la Storia.”
Adesso sta calando la sera ed ha ripreso a piovere. Il dio del Lemene nel salutarci ci invita il 14 marzo quando ci parlerà ancora di sé mentre solcheremo le sue acque. Nel frattempo faremo un’altra visita importante: quella ai Palazzi storici della città.
Passeggiate a Portogruaro
Ringrazio il Comune di Portogruaro e coloro che hanno favorito questa bella iniziativa. Un caloroso grazie anche all'amico Maurizio che con la sua penna ha immortalato queste interessanti e rilassanti passeggiate. Parteciperò anche alle prossime molto volentieri!
incontrandosi tra i vicoli di Portogruaro
Grazie Maurizio , che riporti alle nostre menti il ricordo di una "Portogruaro Sparita"