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Due passi in città
I Palazzi Storici, vanto della "piccola Venezia"
13-03-2015: Racconto della quarta visita guidata nella città del Lemene

La primavera è oramai alle porte e la partenza per la quarta avventura alla scoperta di Portogruaro è particolarmente piacevole. La città è luminosa in questo pomeriggio di marzo e questo induce molti avventurieri a disattendere quanto le nostre guide ci avevano raccomandato e cioè che solo un gruppo di una cinquantina di persone avrebbe potuto partecipare al viaggio di oggi. In realtà siamo quasi un centinaio e Nilla, pur preoccupata, ordina la partenza.
Nessuno ho voluto restare al campo base, tutti vogliono ammirare una delle bellezze di Portogruaro: i suoi Palazzi Storici. Se il Lemene è il cuore della città i Palazzi raccontano la storia di questa “piccola Venezia” che, mi accorgo ogni volta di più, incanta e stupisce.

Il nostro cammino inizia lungo quella che un tempo era definita la via della Mercanzia (oggi via Martiri della Libertà). I Palazzi non sono pietre inerti ma sono qualcosa di vivo che ci parla e ci racconta la storia, la vita delle persone che li hanno costruiti e abitati ed è proprio parlando di una figura importante per la storia cittadina che Nilla inizia il suo racconto: Gervino (noto anche come Genzio o Gentino) vescovo di Concordia nel XII secolo.
Fu Gervino che nel 1140 decise di donare alcuni possedimenti a mercanti e portolani “al fine di costruirvi un portus e di edificare case e magazzini per migliorare e non peggiorare il bene concesso, chiedendo a titolo di livello un fitto annuae”. Sono queste le parole sulle quali sono state poste le fondamenta degli splendidi Palazzi che ci parlano della città del Lemene.
Gervino pose come condizione alla sua donazione che l’opera degli abitanti della città avesse come scopo quello di migliorare il bene che era stato loro donato. Fu così che nel corso dei secoli la costruzione e lo sviluppo della città furono guidati da una sorta di “idea di sviluppo conservativo” che preservasse cioè la bellezza delle varie costruzioni e la loro storia antica rispettando la volontà del vescovo. Ma Gervino ebbe anche un’altra intuizione. Vide nei mercanti e nei portolani una opportunità per lo sviluppo e la crescita di quello che nel giro di pochi secoli sarebbe divenuto un importante centro commerciale al quale la Serenissima guardò con grande attenzione e rispetto, lasciando sempre che la città godesse di una certa autonomia politica e riconoscendo alla Chiesa un ruolo importante fino a permettere che il vescovo esprimesse il suo gradimento al nome del Podestà nominato dalla Repubblica. La decisione di Gervino fece la fortuna della città del Lemene.

La tipologia edilizia, a doppio pettine - edilizia a schiera, disposta lungo la strada principale, parallela al fiume - è quella tipica dei luoghi di transito sorti lungo le sponde dei fiumi navigabili, protetta dai pericoli esterni con cinta di mura difensive. In particolare è probabile che il modello portogruarese derivi da influenze germaniche, considerati i rapporti tra patriarchi di Aquileia e vescovi di Concordia e l’origine germanica di alcuni vescovi concordiesi.
Adesso è arrivato il momento di conoscerli o almeno di immaginarli questi palazzi che legano Portogruaro alla città lagunare. Un legame che iniziò il 29 maggio del 1420, quando il senato veneziano approvò il Privilegio di Portogruaro e nominò  Zaccaria Bembo quale primo podestà e continuò fino al 1797 quando, col Trattato di Campoformido, Napoleone cedette all'Austria il territorio della Repubblica, compresa Portogruaro.

Ci incamminiamo verso il nord, verso il Norico, e il primo luogo che ci accoglie è il giardino di Palazzo Pasquale che si trova davanti alla facciata del Duomo di Sant’Andrea. Qui la nostra coraggiosa guida accerchiata da tanti assetati di tradizioni e di storia spiega come Portogruaro ospiti edifici che si ispirano a tre stili di epoche successive: gotico veneziano, gotico rinascimentale e rinascimentale.
Proseguiamo quindi lungo la Via della Mercanzia e cominciamo a renderci conto che questi nostri viaggi ci consentono non solo di guardare la città ma di vederla, di capirla e di amarla. Ecco ora a destra Palazzo Fratto dove soggiornò Ippolito Nievo e quindi Palazzo Longo che meglio rappresenta le fasi della trasformazione da casa medievale a palazzo dimora padronale veneziana. Dall’altra parte della strada Palazzo Muschietti costruito dalla famiglia Panigai su un precedente edificio gotico. Lo stile gotico dei grandi arconi è unito al gusto rinascimentale delle facciate abbellite con una elegante quadrifora con archi rinascimentali e colonnine con capitello ionico. Pochi purtroppo i resti della decorazione. Poi sempre a sinistra ecco Palazzo Moro con una decorazione sottotetto raffigurante “una marcia di cavalleria romana” e poi ancora palazzo De Gotzen e infine Palazzo Dal Moro che ha sulla facciata delle formelle di origine romana provenienti da Concordia Sagittaria a testimonianza del legame di Portogruaro con Roma. Pur senza vederli, attraverso il racconto di Nilla, riusciamo ad immaginare gli affreschi e i giardini interni e riviviamo la presenza dei mercanti prima e dei proprietari terrieri poi, che si sono succeduti in quelle stanze e in quei saloni che ancora oggi ci raccontano storie di amori e di odi, passioni e gelosie: ma storie vere. “Com’è bella Portogruaro” esclama una signora, che poi quasi inciampa mentre con il naso all’insù ammira le bifore e le trifore che adornano gli edifici.
 
Mentre ci incamminino lungo via Abbazia e passiamo di fronte ai giardinetti Nievo prima di imboccare via Garibaldi mi tornano alle mente le parole che un’amica mi disse quasi gridando una sera d’estate: “Maurizio ma quanto è bella la nostra città”. Percorsa Via Garibaldi siamo adesso davanti alla Villa Comunale già dimora di varie famiglie: fra le quali Persico, Stuchy e infine Marzotto che la cedette al Comune di Portogruaro net 1973. L’edificazione della Villa Comunale fu commissionata da Antonio Frattina a Guglielmo de Grigis da Alzano detto il Bergamasco (1480 - 1550) e si colloca tra il 1543 e il 1550. Ancora qualche metro ed eccoci all’inizio della via dei Siori che ci accoglie con i Palazzi Dal Moro e Impallomeni conosciuti come i “Palazzi Gemelli”.

Cala la sera e iniziamo la via del ritorno fino a giungere in Piazza della Repubblica dove la nostra guida, stanca ma soddisfatta, ci spiega quello che è il PALAZZO: la Loggia comunale eretta nella sua parte centrale nel 1265 e distrutta dai Bardi nel 1361 per poi essere ricostruito con le due ali laterali nel 1512 dal podestà Giovanni Giacomo Baffo. È finito anche questo viaggio e mentre tutti ci avviamo verso il riposo serale sento una voce anonima che tuona: “Vi aspetto!” Il prossimo sarà un viaggio in barca lungo il fiume sarà forse stata la voce del dio del Lemene?

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