Portogruaro, Città dei Portici, Porto delle Gru, Città dei Ponti, Città delle Torri. Ha tanti nomi questa città ma quello che più le si addice, quello che meglio esprime la sua vera natura e la sua storia è: Città del Lemene.
Da sempre gli uomini hanno dato vita a insediamenti urbani grandi o piccoli che fossero sulle rive o in prossimità di corsi d’acqua e anche la “piccola Venezia”, ecco un altro nome, è indissolubilmente legata al suo fiume che nasce in Friuli e che poi attraversa la terra veneta fino a sfociare nell’Adriatico.
Per 45 Km il Lemene ci parla di lui e per secoli e secoli il suo scorrere lento ha raccolto le vicende di tutti coloro che hanno potuto godere della sua generosità e della sua bellezza fin dal lontano 1140 quando Gervino concesse a Giovanni Venerio, Arpone, Bertaldo, Berigoio, Enrico Mosca, Giovanni Salimbene e ad altri portolani, dei terreni lungo il fiume Lemene per costruirvi case, magazzini per i prodotti agricoli ed un porto fluviale.
Oggi è a lui che andiamo a rendere omaggio. Ci sentiamo, a dire il vero, tutti un po’ imbarazzati quasi che solcare le sue acque in direzione del mare sia una mancanza di rispetto, quasi un violare una intimità e dei segreti che solo il dio del Lemene può e deve custodire. La giornata è splendida e come sempre la nostra avventura parte da Piazza della Repubblica dove subito Mariangela ci spiega che oggi faremo una viaggio nei secoli, nella storia, dato che da Portogruaro, città medioevale, ci recheremo via fiume alla più antica Iulia Concordia, città romana da cui Portogruaro ha tratto origine.
Le origini storiche sono chiare ma, come sempre accade, è molto più affascinante la leggenda che narra della nascita della città che si vorrebbe sorta grazie alla volontà di Marcello e Nicola pescatori cristiani fuggiti da Concordia dopo il passaggio di Attila e arrivati sulle sponde del Lemene con la volontà di costruirvi una nuova città. Ma fu grazie ad un frate eremita di nome Camucino e alle sue lacrime se Marcello e Nicola poterono costruire le prime case, i magazzini e la Chiesa che fu dedicata ad Andrea patrono dei pescatori. La leggenda è molto affascinante e anche commovente ma lasciamo al lettore il gusto di scoprirla per intero.
Fatta questa prima suggestiva premessa con un racconto che solo una esperta guida come Mariangela potrebbe fare ci mettiamo in cammino verso il punto di imbarco e quindi percorriamo la Stretta e poi l’antica Via dei Siori per giungere in Borgo Sant’Agnese e prima della Chiesa, all’interno della quale si trova una tela raffigurante San Nicolò patrono dei naviganti datata 1748 e commissionata dalla Confraternita dei barcaioli al pittore Biagio Cestari, ci raduniamo con il naso all’insù davanti all’Arco del Fondaco uno dei tanti monumenti straordinari che caratterizzano la città.
Eretto nel 1447 per volontà del Doge Francesco Foscari l’Arco del Fondaco esprime quella che in origine era la vocazione della città del Lemene: il commercio. Una vocazione che la Serenissima rispettò e valorizzò a tal punto da concedere a Portogruaro particolari privilegi quali, ad esempio, il 5 luglio del 1448 l’imposizione a tutti i mercanti in passaggio o in sosta a Portogruaro, sulla via per la Germania o per Venezia, di depositare le loro mercanzie nel Fondaco da poco eretto su licenza del Doge – agli stessi prezzi concordati in passato nelle osterie o altri ricoveri privati – dove saranno ricevute, conservate e riconsegnate ai depositanti da ufficiali all’uopo nominati dal Comune.
Grazie a Mariangela scopriamo anche che in origine il Fondaco aveva due ingressi, uno dal fiume e l’altro dall’attuale via del Fondaco che conduce a Piazza Dogana verso la quale ci dirigiamo per raggiungere il nostro vascello a bordo del quale salperemo per Concordia. Nel breve tragitto mi rendo conto di quanto interesse e desiderio di conoscere ci sia fra noi pionieri della storia di Portogruaro ascoltando le domande che tutti rivolgiamo alla nostra Indiana Jones.
Ma finalmente eccola: è un burchio e porta il nome di “Grazia”. Saliamo a bordo accolti da Daniele un “vecchio lupo di mare”, ma sarebbe più giusto definirlo “lupo di fiume”, che appena fatti salire i passeggeri indirizza la prua verso i “mari del sud”. A bordo si respira un clima strano, quasi di assoluta contemplazione per il paesaggio che credo pochi abbiamo mai visto dall’acqua. Poco dopo aver levato le ancore ecco che già siamo di fronte ad un primo gesto di omaggio al dio del Lemene con il Reghena, uno dei suoi nove affluenti, che offre le sua acque a lui il signore assoluto di queste terre. Sembra quasi che le acque che si uniscono abbiano un colore diverso, sembra che l’incontro dei due fiumi stia a simboleggiare le caratteristiche di queste zone: l’unione, la condivisione e l’accoglienza.
È un viaggio affascinante e, mentre la barca solca lentamente le acque, ci pare davvero di correre a ritroso nel tempo. Ecco Concordia, la città del frecce e degli scavi che hanno riportato alla luce gli antichi insediamenti romani risalenti al 42 a.C. All’attracco siamo tutti pronti a scendere per incamminarci verso l’antica Cattedrale dedicata al protomartire Stefano, sorta intorno al X secolo ma che solo nel 1466 assunse l’attuale struttura e che sorge sulle rovine di due precedenti costruzioni. Accanto alla Cattedrale si possono ancora ammirare i resti di quella che fu l’antica Via Annia e gli scavi archeologici. Ancora una meraviglia: il Battistero medioevale con i suoi straordinari affreschi interni che, come spiega Mariangela, furono per molto tempo la “Bibbia dei poveri” e che conserva i resti di chi volle fosse realizzato: il Vescovo Reginpoto.
Eccoci ora all’imbarco per il viaggio di ritorno e mentre osservo gli altri compagni di avventura mi accorgo che negli occhi di tutti si notano le emozioni di questo incontro con la storia. Iniziamo la navigazione quando oramai cala la sera e mi rendo conto che questa escursione è quella che è durata più a lungo. Il lento avanzare del battello sull’acqua tranquilla del fiume ci consente di ammirare nuovamente il paesaggio e mi pare di viaggiare nel tempo immaginando che anche i due pescatori, Marcello e Nicola, siano giunti a Portogruaro percorrendo il fiume e poi il vescovo Gervino e i vari podestà che governarono Portogruaro e poi Ippolito Nievo e poi ancora Russolo.
Ma vedo davanti ai miei occhi con la forza della fantasia anche le persone comuni e i loro abiti, immagino le loro passeggiate lungo il fiume e penso che anche ad essi sia battuto forte il cuore come a me in questo momento e come a Maria Carmela, una elegante signora che mi sta vicino e che non riesce a trattenere una esclamazione: “Provo una gioia immensa e mi sento come un’altra persona in mezzo a questa natura”.
Eccoci siamo arrivati al porto di nuovo in Piazza Dogana. Scendiamo con riluttanza dal burchio quasi tutti volessimo riprendere la navigazione magari fino al canale Nicesolo attraverso il quale il Lemene sfocia nella laguna di Caorle per rinascere in un mare più grande.
Nel salutare il dio del Lemene mi torna alla mente una poesia:
Essere come il fiume che scorre
silenzioso nella notte,
senza temere le tenebre.
Se ci sono stelle nel cielo, rifletterle.
E se i cieli si riempiono di nubi,
così come il fiume, le nubi sono d’acqua;
riflettere anch’esse, senza timore,
nelle tranquille profondità
Un fiume pieno di storia ....
Ancora una volta Bravo! Bella la chiusura con la poesia di Paulo Coelho.