Come nei film dopo aver girato gli esterni si iniziano a girare le scene negli interni così anche noi curiosi della storia e dei segreti di Portogruaro oggi non pelustremo le vie, le calli o i corsi d’acqua della “piccola Venezia” ma entreremo in due dei suoi edifici più importanti e rappresentativi: il Palazzo Municipale e la Villa Comunale entrambi sede del potere politico e amministrativo della città. Il campo base è come sempre in Piazza della Repubblica che oggi, come ogni giovedì, ospita il mercato cittadino ricco di bancarelle e di colori.
Nonostante il frenetico via via di persone impegnate negli acquisti e nello scambio degli auguri pasquali la nostra Mariangela, esperta guida e nostro faro che ci guida fra le nebbie del tempo passato, ci raduna davanti all’ingresso del Palazzo Municipale e cominciamo a conoscere la storia di uno dei simboli della città del Lemene, una storia che ci riporta addirittura a Omero e a Troia. Palazzo in stile gotico il municipio di Portogruaro fu costruito in due diversi periodi dato che la parte centrale eretta intorno alla metà del 1200 fu distrutta nel 1371 e poi riedificata fra il 1372 e il 1380 con una merlatura ghibellina simbolo di sottomissione all’Imperatore. La vicenda della distruzione del 1371 ci fa fare un salto in tempi lontanissimi. L’incendio della Loggia Municipale avvenne a causa dell’assalto di un gruppo di centocinquanta armati al soldo di Buonaccorsio Bardi della famiglia dei Bardi, banchieri fiorentini desiderosi di prendere possesso della città, entrati all’interno delle cinta murarie nascondendosi in tre imbarcazioni che percorsero il Lemene raggiungendo il centro cittadino dove, a differenza di ciò che accadde ai troiani, furono sconfitti dai portogruaresi. Ma l’edificio che ogni possiamo ammirare non è quello originario dato che fra il 1512 e il 1543 vennero erette le due ali laterali costruite con le pietre di un vecchio castello.
Entriamo ora nel palazzo dalla porta al piano terra collocata sotto la scala in pietra d’Istria non prima però di aver notato le insegne dei due podestà Giovanni Giacomo Baffo, che volle l’aggiunta delle due parti laterali, e di Lorenzo Balbi ultimo podestà prima che la città passasse sotto il dominio austriaco. Al piano terra incontriamo la Sala delle Colonne costruita con lo stile tipicamente veneziano del salone passante e così chiamata per la presenza al suo interno di pilastri in muratura e di alcune colonne di pietra. Qui Mariangela subito ci fa notare due cose interessanti. Le finestre sono tutte protette dalle inferiate dato che per molto tempo l’ala sinistra della Loggia fu adibita a carcere cittadino e ci spiega la presenza in fondo alla sala di uno strano personaggio a cavallo: l’Araldo della città che fu collocato in quel luogo dopo che il costume da parata originario fu rinvenuto casualmente in un baule negli archivi comunali. Mentre Mariangela continua il suo racconto e ci avviamo alla scala che ci condurrà al piano nobile gli uffici pubblici che animano oggi il salone, i manifesti e gli avvisi appesi alle pareti scompaiono e in me prevale l’immaginazione e mi par di vedere gli uomini e le donne, i portolani, che nei tempo animarono questo luogo.
Ecco adesso sino al piano superiore anch’esso nello stile del salone passante con pavimento in terrazzo veneziano: qui si riunivano i quindici componenti aristocratici del Maggior Consiglio che nominava i podestà, un privilegio concesso a Portogruaro dal Vescovo che si riservava comunque il diritto di conferma. Oltreché gli antichi ‘caregoni’ decorati con foglia d’oro notiamo sulle pareti degli affreschi e in particolare sulla parete sinistra una sinopia raffigurante un leone con a fianco una figura d’uomo che nel tempo è stata oggetto di varie interpretazioni: una immagine che mira a ridicolizzare la Serenissima oppure una burla a un cacciatore troppo propenso a vantarsi o infine una rappresentazione di carattere filosofico che indica, visto che la figura d’uomo è munita di un bastone, come la ragione possa dominare la forza. Ma vediamo anche l’antico ballatoio e la fune della campanella, risalente al 1540, utilizzata per convocare le adunanza comunali e poi ancora l’antica Lastra del Traghetto che riporta le tariffe del 1748 dei barcaioli affiliati alla Fraglia del Traghetto una confraternita che aveva l'appalto del trasporto merci e persone per Venezia e altri luoghi. Ma ci sono anche da visitare due stanze particolari, l’attuale ufficio del Sindaco e la sala che ospita il museo dedicato al pittore e musicista futurista portogruarese Luigi Russolo, che nascondono al loro interno alcuni quadri straordinari.
Nell’ufficio del Primo Cittadino è infatti conservato un quadro commissionato nel 1722 dall’allora municipalità al giovane Giacomo Carneo e raffigurante una Madonna che indica al Bambino la città di Portogruaro quasi a volerne chiedere la protezione. La sala del Russolo, dove attualmente sì riunisce la Giunta, è ricca invece di opere d’arte, acquistate dal Comune di Portogruaro, di uno dei più illustri cittadini della città del Lemene fra le quali spicca un’opera particolare in quanto dipinta su entrambe i lati. Da una parte si può ammirare il dipinto ‘Linee – Forza della Folgore’ risalente al 1912 e che per molti anni si era pensato fosse andato distrutto mentre dall’altro lato sono raffigurati ‘I Tre Pini’ opera risalente al 1944. Conclusa la visita alla Loggia Municipale partiamo adesso per il secondo luogo da scoprire: la Villa Comunale alla quale arriviamo costeggiando e salutando il Lemene e quindi imboccando una piccola calle che ci porta in Via del Seminario davanti alla Villa che molti conoscono come Villa Marzotto, la famiglia che la acquistò dagli Stuchy per poi cederla nel 1973 al Comune. Si tratta di uno dei simboli di Portogruaro anche perché utilizzato come logo di una delle più importanti azienda vinicole nazionali di proprietà della famosa famiglia di industriali vicentini
La villa, in puro stile rinascimentale, fu commissionata da Antonio Frattina a uno dei più famosi architetti dell’epoca il bergamasco Guglielmo de Grigis e fu edificata fra il 1543 e il 1550 e quindi abitata dalle più importanti e ricche famiglie portogruaresi infatti dopo i Frattina fu la volta degli Squarra, dei Tasca degli Stuchy e infine dei Marzotto. Si tratta di un edificio imponente che il de Grigis volle fosse posizionato in maniera laterale rispetto alla strada così che i mercanti che entravano in città da Via Cavour, la Via dei Siori, proseguendo poi per Via del Seminario potessero ammirarne la loggia e il portico a doppia altezza. Scopriamo anche che all’ultimo piano della Villa è oggi ospitato il Museo Paleontologico Michele Gortani inaugurato nel 1976 e ricco di circa 1500 reperti Terminiamo questa nostra cavalcata nella storia con la visita all’Oratorio di Sant’Ignazio che la città ha voluto fosse anche il luogo dover ricordare i caduti portogruaresi di tutte le guerre. L’Oratorio, recentemente restaurato, fu fatto erigere nel 1682 dalla famiglia Tasca per ringraziare il Santo della guarigione concessa al giovane Giulio. Anche oggi abbiamo imparato ad amare di più la Città del Lemene e abbiamo compreso che i palazzi, i. monumenti non sono solo pietre ma sono anche anima e cuore: i monumenti ci parlano.