La nostra avventura continua oggi non con una escursione fra vie, fiumi o palazzi di Portogruaro ma all’interno di due luoghi molto particolari: il Museo Nazionale Concordiese e il Museo della Città. Dato il limitato spazio disponibile all’interno di questi contenitori di cultura e storia non siamo in molti in Piazza della Repubblica radunati intorno a Mariangela che ci guiderà fra le stanze e i corridoi dei due Musei.
Mentre ci incamminiamo verso il Museo Nazionale Concordiese passando davanti ai Molini e poi costeggiando per pochi metri la riva destra del Lemene prima di inoltrarci in una piccola calle che sbuca in Via del Seminario rifletto sulla fortuna che noi “scopritori della storia della Città del Lemene” abbiamo avuto nell’essere guidati in queste avventure da due splendide capo cordata come Mariangela e Nilla che con la loro esperienze dei luoghi ma soprattutto con la loro umanità e cultura ci hanno consentito di vedere e capire ciò che prima guardavano soltanto.
Eccoci all’interno del Museo Nazionale Concordiese che è stato il primo ad essere costituito in Veneto ed è uno dei più antichi d'Italia dato che la sua costruzione iniziò nel lontano 1885 per volontà e opera di una grande studioso quale l’avvocato Dario Bertolini e terminò con l’inaugurazione del 28 ottobre 1888.
Fu grazie alle ricerche di Dario Bertolini se nella vicina Iulia Concordia furono rinvenuti numerosi reperti archeologi di epoca romana che avrebbero poi dovuto esser raccolti e catalogati in un apposito luogo.
Mentre entriamo nella sala al piano terra Mariangela ci ricorda come fino ad oggi Portogruaro sia apparsa ai nostri occhi nelle sua forme e caratteristiche di città medioevale mentre oggi conosceremo i suoi legami con la vicina Iulia Concordia e quindi con il mondo dell’antica Roma e dei Veneti antichi.
Eccoci ora nel grande salone al piano terra che ospita la maggior parte dei reperti provenienti dagli scavi effettuati nell’area urbana di Concordia.
I reperti sono disposti in ordine cronologico lungo le due navate laterali mentre nella navata centrale si possono ammirare oltrechè frammenti di parti architettoniche di pubblici edifici e reperti della necropoli romana anche tre splendidi mosaici a pavimento, due con motivi geometrici e uno raffigurante l’immagine delle tre Grazie, che decoravano ambienti pubblici e privati.
Mentre con la fantasia lentamente ritorniamo indietro nei secoli Mariangela ci fa scoprire come l’edificio che ospita il Museo sia stato progettato dall’ing. Antonio Bon in modo da evocare la forma di una basilica allo scopo di ricordare la prima cristianità di Concordia. Ma la storia è anche la testimonianza e il racconto delle vicende dei singoli ed ecco che nella navata destra ci soffermiamo davanti al sarcofago di un romano antico: Vassio campedoctor, probabilmente un legionario istruttore di reclute. Il manufatto che si può datare fra il IV e il V sec. d.C. fu il primo rinvenuto nel “sepolcreto dei militi o delle milizie” cosiddetto perché ospitava i corpi di militari. Tutta la navata di destra ospita un lapidario formato da vari frammenti di pietre, con incisioni in greco e latino, collocate sulle tombe che formavano la necropoli che come usanza nell’antica Roma veniva costruita ai bordi delle strade che conducevano agli abitati urbani. Passando poi nella navata di sinistra ecco un altro esempio di iscrizioni onorarie e sepolcrali e la stele dei Corneli che è la più grande all’interno dello spazio museale. Passiamo ora al piano superiore dove ci aspettano tre sale e nuove scoperte. E’ affascinante poter ammirare i vari reperti bronzei rinvenuti nell’agro concordiese fra i quali spicca una meravigliosa statuetta di Diana ma anche altri oggetti della vita quotidiana dell’antico mondo romano.
Il tempo scorre veloce e quindi abbandoniamo la Roma antica e ci avviamo lungo via del Seminario in direzione di via Cavour (la via dei Siori) per raggiungere il Museo delle Città collocato all’interno della Torre di Sant’Agnese costruita a difesa della città. Dal periodo degli antichi Veneti e Romani saltiamo al XII secolo per arrivare al novecento, è questo il periodo che gli oggetti ospitati nelle sale del Museo ci racconteranno. C’è però una segno di continuità con il Museo Nazionale Concordiese dato che molti degli oggetti esposti sono stati concessi in deposito dal Museo Archeologico. Subito dopo la sala al pianterreno che racconta le origini e la storia della città si trova un piccolo giardino con una collezione lapidea che ricorda le antiche famiglie nobili della città nonché significative presenze di una comunità ebraica. Saliamo al primo piano e possiamo ammirare una pagina di un manoscritto che ricorda la famiglia Squarra che per ragioni di “politica matrimoniale” si legò alla famiglia Frattina che commissionò la costruzione della Villa Comunale. Troviamo anche numerosi sigilli dogali e alcune patere lapidee che, come ci spiega Mariangela, sono dei medaglioni in pietra a forma circolari con scolpiti motivi zoomorfi che venivano infissi per decorare edifici religiosi fra i quali, si ipotizza, anche l’antico convento di San Francesco poi demolito assieme ad altre chiese per poter ottenere il materiale per la costruzione del Duomo di Sant’Andrea.
Proseguiamo la salita e ci troviamo nella seconda sala dove fra i vari oggetti spiccano due manoscritti importanti nella storia cittadina quali il Libro dei Barcaioli che inizia ad essere compilato nella seconda metà del Cinquecento e che riporta i dati relativi ai proprietari delle barche che avevano il monopolio del traffico delle persone e delle cose lungo il Lemene e il Libro del Capitolo del Traghetto dove sono riportai i verbali delle riunioni della corporazione operativa già nel XIV sec.
L’ultima sala del museo ci porta nel XIX e nel XX secolo e anche quindi emerge una storia individuale che è quella del conte Camillo Valle che fu sindaco e podestà della città ma che fu anche magnate di Valentino Turchetto l’artista portogruarese a cui si devono molte opere che abbelliscono la città. Ma ci sono anche altri oggetti quali ad esempio un manifesto che commemora la consacrazione del Duomo di Sant’Andrea e numerosi altri oggetti legati alla vita della città.
L’avventura di oggi finisce davanti all’ingresso del Museo Civico dove ci lasciamo dandoci appuntamento al prossimo viaggi che ci porterà fuori dalle mura in visita all’Abbazia di Summaga. Mentre ritorno al campo base mi rendo conto di aver descritto e raccontato una minima parte di ciò che ho visto e sentito ma mi pongo una domanda: come si fa a descrivere un museo, come si fa a raccontare gli Uffizi, Louvre, il Prado? Come si può raccontare i tesori che contengono?
Forse non c’è questa possibilità e l’unica cosa da fare è vedere di persona dato che parafrasando la grande scrittrice Marguerite Yorcenar si potrebbe dire che i musei sono come le biblioteche: dei granai pubblici dove ammassare riserve di cultura contro gli inverni dello spirito che potrebbero arrivare.
Maurizio Conti