«Attendiamo gli esami di laboratorio». La Procura della Repubblica di Bolzano non si sbilancia circa la posizione di Mauro Alvise Cauzzo, l’autotrasportatore di 60 di Fossalta di Portogruaro, arrestato al valico del Brennero con 14 chili di cocaina e che per ora resta in carcere. Se il principio attivo risulterà molto alto (quindi droga purissima) la sua posizione si aggraverà e Cauzzo rischierebbe fino a 15 anni di carcere. L’uomo ha spiegato di aver tentato di introdurre la droga per cercare di ripianare i debiti di gioco contratti dal figlio Marco alle slot e al poker on line. E qui entra il gioco la “metastasi” che il gioco d’azzardo sta sviluppando nei nostri paesi, rovinando intere famiglie. Dapprima proibito, poi osteggiato ed infine liberalizzato il gioco d'azzardo è diventato un vero e proprio problema sociale di cui non si intravede la soluzione. Che dovrebbe arrivare dal Governo che invece guarda con un certo interesse la corposa accise che quotidianamente entra nelle sue casse. Per i giocatori c'è solo l'imbarazzo della scelta dal poker on line all'estrazione ogni cinque minuti, dal gratta e vinci al superenalotto ed alle scommesse e le persone più deboli si lasciano attrarre da questi allettanti inviti che la televisione manda in onda ogni minuto. Ogni bar è stato trasformato in un piccolo Casinò. «Ed allora apriamoli questi Casinò, veri e legali, in modo che i frequentatori siano almeno controllati, favoriremo le città balneari, ma togliamo una volta per tutte queste slot machine rovina famiglie dai bar che sono una corposa tassa di scopo per il nostro Governo», dice Camillo Paludetto, presidente dei sindaci dell’Asl 10. Per il presidente della Conferenza dei sindaci, Andrea Tamai la questione è ormai insostenibile: «Ne abbiamo già parlato e visto che lo Stato non si preoccupa di emanare direttive o leggi per frenare questa continua crescita di persone che distruggono la propria vita e quella delle loro famiglie, porterò in discussione la proposta di togliere subito le slot dai locali nascosti alla vista della gente e posizionarle in modo che, come hanno già previsto a Mira, il giocatore si senta osservato dalla strada». E da parte del primario del “Servizio contro le tossicodipendenze” Pier Maria Pili, ampia condivisione delle proposte, sottolineando però la necessità di rendere più funzionali le strutture sanitarie preposte per una malattia che per ora non è inclusa tra i trattamenti primari. «Ben venga qualsiasi iniziativa che possa osteggiare questa situazione che solo a Fossalta vede 22 famiglie usufruire del nostro aiuto contro il gioco d’azzardo compulsivo», dice Pili, «Da noi la terapia si basa su un percorso in cui viene valutata subito la situazione debitoria, si passa poi alla firma congiunta per i prelievi in banca in modo che il malato non abbia a disposizione alcuna somma di denaro. Inoltre teniamo sotto controllo una possibile depressione causata da astinenza perché si tratta sempre e comunque di una droga. Dovrà passare qualche anno senza alcuna ricaduta, prima di parlare di guarigione». Come dire che recuperare un giocatore d'azzardo sarà come salvare un tossicodipendente da un’overdose».
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